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Centrale dei Rischi: cosa vede la banca prima del fido

Ogni finanziamento sopra 30.000 euro entra in Centrale dei Rischi, anche quello pagato sempre puntuale: è il primo dato che la banca controlla prima del bilancio. Come leggere la propria posizione, dove si richiede gratis, ogni quanto si aggiorna.

Redazione Finanza B2B · 23 agosto 2026

Interno di ufficio bancario con scrivania vuota e lampada verde da banchiere accesa

Ogni finanziamento sopra 30.000 euro entra in Centrale dei Rischi, anche quello pagato sempre in orario: la banca lo controlla prima del bilancio.

Perché ti riguarda

Chi chiede un nuovo fido o un anticipo fatture viene giudicato anche su numeri che non ha mai visto di persona: gli affidamenti aperti con altre banche, gli sconfinamenti dimenticati di due anni fa, i margini mai utilizzati che invece abbassano il rischio percepito. Il titolare che gestisce tre linee di credito con tre istituti diversi porta già in filiale una fotografia consolidata, pronta prima ancora della domanda, e quella fotografia pesa sul rating quanto l’ultimo bilancio depositato. Chi vuole cambiare banca o aprire una nuova linea senza avere prima controllato questi dati rischia di scoprire uno sconfinamento segnalato per errore solo davanti al rifiuto della pratica.

Chi finisce in Centrale dei Rischi, e da quale importo?

La Centrale dei Rischi è l’archivio della Banca d’Italia dove banche e finanziarie condividono, mese dopo mese, l’esposizione creditizia di ogni cliente affidato: persone fisiche, professionisti, imprese. Il criterio di ingresso è una soglia precisa, non una valutazione discrezionale dell’intermediario. Un cliente entra in archivio quando l’importo accordato o effettivamente utilizzato raggiunge i 30.000 euro, come riportano in modo concorde le guide operative pubblicate da Assolombarda e da diversi studi di consulenza finanziaria alle imprese. La soglia scende drasticamente, a 250 euro, quando la posizione è già classificata in sofferenza: per un debito problematico basta molto meno per finire censiti.

Il dato non riguarda solo chi ha chiesto un prestito. Anche le garanzie prestate a favore di terzi, per esempio una fideiussione data per l’affidamento di un fornitore o di una società collegata, rientrano nella segnalazione se superano la stessa soglia. Un imprenditore che ha garantito personalmente il fido della propria srl lo ritrova quindi nella sua posizione individuale, non solo in quella della società.

Cosa registra la banca: bonis, sconfinamento o sofferenza?

Il prospetto della Centrale dei Rischi non è un voto unico, ma una fotografia articolata per categoria di rischio. La più comune è la posizione “in bonis”: nessun rimborso mancato, nessuna anomalia segnalata. Diverso è lo stato di esposizione scaduta o sconfinante, il cosiddetto “past due”: scatta quando il cliente supera il fido concesso, o non paga una rata, per oltre 90 giorni consecutivi e oltre una soglia di rilevanza fissata in 100 euro per le esposizioni retail e 500 euro per le altre, o all’1% dell’intera esposizione. Più in alto nella scala di gravità si trovano le inadempienze probabili, quando la banca giudica improbabile il rimborso integrale senza dover escutere garanzie, e infine la sofferenza vera e propria, l’insolvenza grave valutata dall’intermediario indipendentemente da un accertamento giudiziale.

SogliaCosa fa scattare la segnalazione
30.000 euroaccordato o utilizzato, censimento ordinario
250 europosizione già classificata in sofferenza
oltre 90 giorni + 100/500 euro (o 1% esposizione)esposizione scaduta o sconfinante

Una singola rata pagata in ritardo di pochi giorni raramente sposta la classificazione. Uno sconfinamento continuativo su un fido di cassa, invece, può far scivolare la posizione da “in bonis” a “past due” nel giro di un trimestre, spesso senza che il titolare se ne accorga fino all’estratto conto successivo.

Come si ottiene gratis la propria visura?

Ogni soggetto segnalato ha diritto ad accedere gratuitamente ai dati registrati a proprio nome, senza dover passare dalla banca che lo ha segnalato. La procedura storica prevede la compilazione dei moduli scaricabili dal sito della Banca d’Italia e l’invio via posta o PEC a una delle filiali territoriali dell’istituto, come descrive la pagina ufficiale sull’accesso alla Centrale dei Rischi. L’accesso digitale attraverso il Portale dei servizi della Banca d’Italia sta progressivamente sostituendo l’invio cartaceo, riducendo i tempi di risposta rispetto alla richiesta via PEC.

Il documento che arriva non è di lettura immediata: riporta codici e categorie che ricalcano la circolare tecnica della Banca d’Italia, non un linguaggio bancario comune. Per questo motivo conviene arrivare preparati, magari facendosi affiancare dal proprio consulente o dal commercialista al primo controllo, così da riconoscere subito una voce anomala prima di contestarla formalmente.

Quando si aggiornano i dati, e perché il timing conta prima di un fido?

L’aggiornamento è mensile, ma con un ritardo strutturale che vale la pena conoscere prima di presentarsi in banca. Gli intermediari trasmettono le segnalazioni relative a un mese entro il 25 del mese successivo; i dati aggregati, con la posizione di rischio complessiva verso tutto il sistema, tornano disponibili alle banche segnalanti nei primi giorni del mese ancora dopo. Un’esposizione di agosto, quindi, diventa visibile a tutte le banche coinvolte solo tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre.

Questo scarto temporale ha una conseguenza pratica diretta. Chi corregge oggi un errore, per esempio un fido chiuso ma mai stralciato dalla segnalazione precedente, non lo vede sparire dal prospetto della settimana successiva: la rettifica passa dallo stesso ciclo mensile e può richiedere fino a due cicli prima di stabilizzarsi. Chi sta preparando una nuova richiesta di finanziamento dovrebbe quindi controllare la propria Centrale dei Rischi con almeno sei-otto settimane di anticipo, non il giorno prima dell’appuntamento in filiale: è il margine minimo per correggere un’anomalia prima che la banca la veda.

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