NORMATIVA
De minimis: come verificare il plafond sul Registro Aiuti
Il plafond de minimis vale 300.000 euro su tre anni e si consulta gratis sul Registro Nazionale Aiuti. Quasi nessuna PMI lo fa prima di presentare domanda, e l'errore costa mesi.
Redazione · 16 aprile 2026
Il plafond de minimis della tua impresa si verifica sul Registro Nazionale Aiuti, sezione Trasparenza: basta il codice fiscale, la consultazione è pubblica e gratuita, senza registrazione. Va fatto prima di presentare qualsiasi domanda di agevolazione. Chi scopre il plafond esaurito dopo l’invio perde la domanda e, spesso, la finestra del bando.
Cos’è il plafond de minimis e quanto vale
Gli aiuti de minimis sono i contributi pubblici di piccolo importo che lo Stato può concedere senza notifica alla Commissione europea. Hanno un tetto per impresa: dal 1° gennaio 2024 il Regolamento (UE) 2023/2831 ha portato il massimale da 200.000 a 300.000 euro su tre anni, come conferma la scheda di Assolombarda sul nuovo regolamento.
Il punto che cambia i calcoli: il triennio non è più “gli ultimi tre esercizi finanziari” ma un periodo mobile. Si parte dalla data di presentazione della domanda e si torna indietro di 1.095 giorni. Ogni nuova domanda sposta la finestra. Un aiuto ricevuto tre anni e un giorno fa esce dal conteggio; uno ricevuto due anni fa ci resta dentro.
Dentro il plafond finisce quasi tutto quello che una PMI riceve in de minimis: contributi a fondo perduto, crediti d’imposta concessi in questo regime, garanzie pubbliche per la quota di aiuto, bonus assunzioni regionali, voucher digitalizzazione. Il titolare medio ricorda il fondo perduto e dimentica il resto.
Dove si controlla: il Registro Nazionale Aiuti
Lo strumento è il Registro Nazionale Aiuti di Stato, istituito con la Legge europea 2014, in vigore dal 18 agosto 2015, presso la Direzione generale incentivi del MIMIT, come ricostruisce la scheda ufficiale del Ministero. Ogni amministrazione che concede un aiuto deve registrarlo lì. È il database che le stesse amministrazioni interrogano quando istruiscono la tua domanda.
La parte che interessa all’impresa è la sezione Trasparenza. Funziona così:
- si apre la ricerca dei beneficiari nella sezione Trasparenza di rna.gov.it;
- si inserisce il codice fiscale dell’impresa;
- si ottiene l’elenco degli aiuti registrati: misura, amministrazione concedente, data di concessione, importo, regime (de minimis o altro).
Nessuna autenticazione, nessun costo. Il Registro pubblica anche i propri dati in formato aperto, utilizzabili da chi vuole analisi massive. Per la singola verifica basta la ricerca per codice fiscale.
La stessa logica vale a monte: prima ancora di guardare il plafond, la mappa delle misure disponibili sta sul portale incentivi.gov.it del MIMIT, che censisce le agevolazioni attive delle amministrazioni centrali e regionali.
Come si legge la visura aiuti
Il Registro produce due documenti distinti, e la differenza conta. La visura aiuti elenca tutte le agevolazioni registrate a favore dell’impresa, in qualsiasi regime. La visura de minimis isola solo gli aiuti in de minimis e serve a calcolare il plafond residuo.
Tre cose da controllare sulla visura de minimis:
La data di concessione, non quella di incasso. Ai fini del triennio mobile conta quando l’aiuto è stato concesso, cioè quando è nato il diritto a riceverlo. Un contributo concesso a marzo 2024 e incassato a gennaio 2025 si conta da marzo 2024.
L’impresa unica. Il massimale di 300.000 euro non vale per singola partita IVA ma per “impresa unica”: la società più le sue controllate e controllanti. Se il gruppo familiare ha tre srl collegate, i de minimis delle tre società si sommano. La visura va estratta per tutti i codici fiscali del perimetro.
Gli aiuti che non ti aspetti. Garanzie pubbliche sui finanziamenti e crediti d’imposta in regime de minimis compaiono in visura con il loro equivalente sovvenzione. Molte imprese che “non hanno mai preso un contributo” scoprono decine di migliaia di euro di plafond già consumati da garanzie e bonus automatici.
Gli errori che fanno respingere le domande
Gli schemi ricorrenti sono quattro.
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Autodichiarazione a memoria. Il modulo de minimis si firma ricordando i contributi “importanti” e dimenticando garanzie e crediti d’imposta. L’amministrazione incrocia la dichiarazione con il Registro: se il plafond è sfondato, la domanda è respinta o l’aiuto viene ridotto, e nei casi peggiori revocato dopo la concessione.
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Calcolo sul vecchio triennio. Chi conta ancora per esercizi finanziari, come prevedeva il regolamento precedente, sbaglia la finestra. Dal 2024 il conteggio è mobile su 1.095 giorni dalla data della domanda.
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Perimetro sbagliato. Verificare solo la società richiedente e ignorare le collegate. È l’errore tipico dei gruppi familiari e delle holding di fatto.
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Verifica fatta dopo, non prima. Il Registro viene consultato dall’amministrazione in fase di istruttoria, quindi l’errore emerge comunque. Solo che a quel punto sono passati mesi: la domanda è bocciata, il bando magari è chiuso, e l’investimento resta scoperto. La stessa verifica, fatta prima, avrebbe orientato la domanda su una misura diversa o su un regime diverso dal de minimis.
Perché ti riguarda
Il paradosso è tutto qui: lo strumento è pubblico, gratuito e aggiornato dalle stesse amministrazioni che decidono sulle domande, ma nella pratica lo consultano quasi solo i consulenti. Per una PMI che presenta due o tre domande l’anno tra bandi regionali, garanzie e crediti d’imposta, dieci minuti sulla sezione Trasparenza valgono mesi di istruttoria non buttati.
In pratica, prima di ogni domanda:
- estrai la visura de minimis per tutti i codici fiscali dell’impresa unica;
- somma gli importi concessi nei 1.095 giorni precedenti la data di presentazione;
- confronta il residuo con l’aiuto richiesto: se non ci sta, valuta misure fuori dal regime de minimis.
Il controllo del plafond è il primo passo, non l’ultimo. Vale per le misure nazionali ricorrenti come la Nuova Sabatini e per chi usa le garanzie pubbliche del Fondo di Garanzia PMI, dove la quota di aiuto entra nel conteggio senza che nessun bonifico arrivi mai in banca.