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DATI

Fondo di Garanzia: 45,7 miliardi alle PMI nel 2025. Come si accede

Il consuntivo 2025 del Fondo di Garanzia segna 247.808 domande accolte e 45,7 miliardi di finanziamenti garantiti, in crescita su tutti i fronti. Requisiti, percentuali di copertura e i passi per chiedere la garanzia tramite la propria banca, con le regole prorogate per il 2026.

Redazione · 5 febbraio 2026

Nel 2025 il Fondo di Garanzia per le PMI ha accolto 247.808 domande e garantito 45,7 miliardi di euro di finanziamenti, con 31,7 miliardi di importo garantito. La domanda non si presenta al Fondo: si chiede alla propria banca o a un confidi, insieme al finanziamento. I dati sono nel report annuale pubblicato a gennaio 2026 da Mediocredito Centrale, gestore dello strumento.

Perché ti riguarda: la garanzia pubblica sostituisce le garanzie personali o reali che la banca chiederebbe altrimenti. Per una PMI con bilanci ordinati ma poco patrimonio da impegnare, è spesso la differenza tra un fido concesso e un fido negato. E i numeri dicono che non è uno strumento di nicchia: quasi 250 mila operazioni in un anno significano che una parte consistente del credito alle PMI italiane passa già da qui.

Quanto è cresciuto il Fondo nel 2025?

Su tutti i fronti. Secondo il report di Mediocredito Centrale, le domande accolte sono cresciute dell’8,3% sul 2024, i finanziamenti del 7,9%, le garanzie deliberate del 6,5%.

Il dato più interessante per chi legge i numeri dal lato dell’impresa è la composizione. I finanziamenti per investimenti hanno raggiunto 17,9 miliardi, il 39,1% del totale, con 76.908 domande accolte (+16,2%). L’importo medio delle operazioni di investimento è sceso a 233 mila euro dai 247 mila del 2024: più imprese, tagli più piccoli. Tradotto: la garanzia non serve solo a coprire la liquidità, la usano sempre più aziende per comprare macchinari e tecnologia.

L’altro segnale è la platea. Le microimprese hanno ottenuto 143.784 domande approvate (+9,3%) per 13,4 miliardi di finanziamenti, e le start-up 36.379 domande (+10,2%). Più della metà delle operazioni riguarda quindi aziende sotto i 10 dipendenti: la dimensione non è una barriera all’accesso.

In quali regioni si usa di più la garanzia pubblica?

La geografia del Fondo segue solo in parte quella del PIL. Secondo i report regionali al 31 dicembre 2025, la Lombardia guida con 39.886 operazioni e 8,3 miliardi di finanziamenti, pari al 16,1% delle operazioni nazionali e al 18,1% degli importi. Segue il Veneto con 31.374 operazioni e 5,2 miliardi.

Il dato che sorprende è la Campania: 22.630 operazioni e 4,8 miliardi di finanziamenti, il 10,6% del totale nazionale e addirittura l’11,7% dell’importo garantito, quote superiori al peso economico della regione. Nel Mezzogiorno la garanzia pubblica non è un’opzione tra tante: è il canale che tiene aperto l’accesso al credito dove le banche chiedono più coperture. Chi vuole incrociare questi numeri con la demografia delle imprese trova il quadro nel saldo Movimprese 2025.

Chi può accedere e quanto copre la garanzia?

Possono accedere le imprese fino a 250 dipendenti e 50 milioni di fatturato (o 43 milioni di attivo di bilancio) e i professionisti iscritti a ordini o ad associazioni riconosciute, come indicato nella pagina ufficiale Conosci il Fondo. L’impresa deve risultare sana alla valutazione del gestore, che applica un modello di rating basato sui dati di bilancio e sull’andamento del rapporto con il sistema bancario.

Le percentuali di copertura in vigore, confermate anche per il 2026, sono differenziate per finalità. Come riporta la comunicazione ufficiale del gestore di gennaio 2026: 50% per i finanziamenti di liquidità, 80% per i finanziamenti a fronte di investimento, 80% per le operazioni Nuova Sabatini, di importo ridotto e di microcredito, 80% per start-up e PMI innovative.

Il tetto è di 5 milioni di euro di importo massimo garantito per singola impresa, come stabilito dalla riforma in vigore da gennaio 2024. La stessa riforma ha azzerato le commissioni per le microimprese e le ha fissate allo 0,5% e all’1% dell’importo garantito rispettivamente per piccole e medie imprese.

Come si presenta la domanda, in pratica?

L’impresa non dialoga mai direttamente con il Fondo. I passaggi, descritti nella pagina Conosci il Fondo, sono tre:

Un punto spesso frainteso: la garanzia copre la banca, non l’impresa. In caso di insolvenza il Fondo paga l’istituto, poi si rivale sull’azienda. Non è un condono del debito, è una leva per ottenerlo a condizioni accessibili. Per molte PMI la richiesta di liquidità nasce da costi operativi in salita, a partire dall’energia, come mostra il confronto dei prezzi elettrici pagati dalle imprese.

Cosa cambia nel 2026?

Poco, ed è una notizia. L’articolo 14 del decreto-legge 200 del 31 dicembre 2025, il Milleproroghe, ha esteso fino al 31 dicembre 2026 le modalità operative in vigore nel 2025, come confermato dalla circolare n. 1/2026 del gestore. Stesse coperture, stessi criteri di ammissione.

Per chi deve pianificare un investimento nel 2026 la stabilità normativa è un vantaggio concreto: le condizioni note a febbraio restano valide per tutto l’anno. La variabile da monitorare non è la regola, è la coda: con oltre 240 mila domande l’anno, i tempi di istruttoria in banca si allungano nei picchi di fine trimestre. Chi ha un investimento in cantiere ha convenienza ad aprire la pratica con mesi di anticipo, non settimane.

In pratica: verificare i requisiti dimensionali, chiudere e riclassificare il bilancio, scegliere banca o confidi, qualificare la richiesta come investimento quando è documentabile. La garanzia pubblica non rende finanziabile un’impresa fragile, ma per un’impresa sana riduce il costo del credito e libera le garanzie personali. I numeri del 2025 dicono che un quarto di milione di imprese lo ha già capito.

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